Lunedì, 10 Aprile 2017 10:16

Eravamo la più grande band del mondo: l’intervista ai Led Zeppelin del 1990

Nell’estate del 1990 Robert Plant, Jimmy Page e John Paul Jones hanno superato da tempo i Led Zeppelin. Plant ha appena pubblicato il suo quinto album solista, Manic Nirvana, Page ha fatto due album con i Firm, la band che ha formato con Paul Rodgers dei Bad Company ed è uscito con un disco solista nel 1988, e Jones ha lavorato come produttore cinematografico e compositore di colonne sonore.
Ma i tre ex compagni sono felici di ricordare i loro giorni di gloria per una storia di copertina di Rolling Stone, che fa parte di un numero speciale dedicato agli anni ’70. «Siamo arrivati alla seconda o terza generazione di zeppeliniani, forse la gente ha perso il filo della storia…», dice Plant, «ma noi avevamo un piano. Era un’elegante cospirazione se vuoi. Una cosa sincera, a cui noi abbiamo dato una nuova personalità».

Sono passati quasi dieci anni dallo scioglimento dei Led Zeppelin, ma per molti fan è come se non fosse mai finita.
Plant: «Beh, non finisce mai per nessuno. Anche Bing Crosby non è mai finito, giusto? Sicuramente anche Elvis non è mai finito».

È una cosa che vi preoccupa?
Page: «Oh mio Dio, no! Perché dovrebbe? Pensavo fossimo la più grande band del mondo. Dal punto di vista musicale in quel periodo le cose andavano molto bene».

Durante il lavoro di rimasterizzazione delle vostre canzoni per il box set (“Led Zeppelin”, una retrospettiva in 4 CD uscita nel 1990, ndr) avete pensato al motivo per cui i Led Zeppelin sono entrati nella storia del rock?
Page: «Sì, e mi sono reso conto che il nostro repertorio era ed è ancora oggi un fantastico libro di testo per via delle diverse zone che la nostra musica riusciva a toccare e le diverse direzioni che eravamo disposti a prendere. Lo facevamo sia camminando con passo lento che avanzando come un rullo compressore, avevamo una grande varietà di stili. Facevamo le cose molto bene. Erano profonde e piene di anima».

All’inizio c’era molta diffidenza da parte della stampa e delle radio nei confronti dei Led Zeppelin.
Plant: «Solo da parte della stampa. Il motivo è che noi non ci prestavamo a nessun giochetto. Secondo noi, la cosa migliore era suonare e chiudere la bocca a tutti, capisci?». Jones: «Mi ricordo che la prima recensione di Rolling Stone (sul numero 39) parlava solo della “moda” dei Led Zeppelin. Una cosa del tipo: “La solita band inutile che è sulla bocca di tutti, ma fa comunque schifo”. Ci ha ferito molto, perché sapevamo di aver fatto un buon disco. Ha contribuito ad alimentare il mio odio verso la stampa in generale».

Il pubblico invece ha risposto subito.
Jones: «Venivano ai concerti. Questa era la differenza. Lo stesso succedeva in Inghilterra: c’era la coda fuori dai locali dove suonavamo, e questo solo grazie al passaparola: “Sono bravi, sarà un bel concerto. Andate”. E loro venivano. Credo che quelli della stampa si siano offesi, perché non erano lì quando la band è nata. Così hanno deciso di ignorarci, e noi abbiamo ignorato loro. Comunque non è stato male non dover rispondere a tutte quelle domande stupide… Non voglio dire che sia questo il caso (ride), ma sai cosa voglio dire». Plant: «È divertente, perché la risposta positiva è arrivata sempre dalla gente e mai dalla critica. Ho vissuto la stessa cosa nella mia carriera solista. Mi mettono sempre in paragone con i Led Zeppelin, cercano di screditarmi o si lamentano per i miei continui cambiamenti. Ma io faccio quello che ho sempre fatto. Mi diverto e mi muovo sul palco come un fottuto pazzo. È sempre la stessa storia: una nuova generazione di giornalisti che probabilmente erano dei neonati quando sono uscite le prime piagnucolose recensioni dei Led Zeppelin, oggi scrivono le stesse cose su di me. L’atteggiamento aggressivo dei Led Zeppelin, o la loro reputazione, se vuoi, era solo una parte della storia. A volte eravamo indecenti e volgari, altre volte eravamo delicati e piacevoli, capisci?». Jones: «Certe persone non capiscono. C’era molto senso dell’umorismo in quello che facevamo, sia nella musica che nella band. Altro che stronzate sul satanismo! (Ride)».

Come mai secondo voi i Led Zeppelin sono diventati una band quasi mitologica?
Page: «Solo per chi non ci ha mai visto dal vivo. Se ci hai visto suonare, sai esattamente cosa siamo».

Però ci sono molte band che hanno preso il vostro catalogo come unico punto di riferimento e fanno di tutto per ricatturare la vostra potenza. Questo non vuol dire aver creato un mito?
Page: «Sbagliano. Non colgono lo spirito che c’era dietro, e la passione. Imitano i riff e non vanno in profondità a cercare cosa c’era dietro. Eravamo una band piena di passione. Nelle canzoni si sente».

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